MACCHINARI, LOGISTICA, TRASPORTI, AUTO, ENERGIA, AGRO- PROCESSING ED EXPORT: INTERESSI ITALIANI INTERESSATI DAL LIBERO SCAMBIO IN AFRICA. “OCCHIO A”: SUDAFRICA, KENYA, GHANA, AFRICA DEL NORD. E COSTA D’AVORIO

Gentile Cittadino, Cittadina,

come anticipato riporto le interviste di Alberto Magnani a Marina Mira Ercole, consulente al think tank di “The European House Ambrosetti”, e ad Alberto Quintavalla, responsabile sales manager di Cft Group, sulle possibilità e sulle difficoltà del African Continental Free Trade Africa. Buona lettura!

Intervista 1. Marina Mira d’Ercole, “Macchinari e logistica tra i settori d’interesse”

Uno degli obiettivi dell’Acfta è aumentare l’attrattività del continente verso le imprese internazionali. Incluse quelle italiane, anche se bisognerà attendere “il medio periodo” prima che l’intesa dia i suoi frutti. Lo pensa Marina Mira Ercole, consulente al think tank ” The European House Ambrosetti”.

Quali settori potrebbero interessare le imprese italiane?

Vari. Il comparto dei macchinari funzionali all’industrializzazione interna, il packaging per garantire food security standard, ma anche tutto il settore della logistica e dei trasporti a partire dai comparti del ferroviario per il trasporto merci.

A proposito di trasporti: l’auto?

Anche l’automotive è un settore che dovrebbe svilupparsi per grandi cluster regionali, e farà da leva a una filiera locale di componenti. Infine tutto il settore energetico anche in vista dello sviluppo della green economy, le costruzioni e l’agro-processing e la cessione di tecnologie su vari fronti, dal digitale al know how di processo (ad esempio water management).

I Paesi da tenere d’occhio ?

Il Sudafrica, che incide sul 30%del Pil africano, il Ghana ma anche la Costa d’Avorio, il Kenya e i Paesi dell’Africa del Nord. La Nigeria è meno aperta di altre economie africane, ma per dimensione può avre un suo potenziale.

I limiti dell’accordo non mancano…

Credo che il problema piu’ grande, oltre alla complessità implementativa, siano le improvvise crisi politiche. Nessuno pensava ad una crisi così importante in Etiopia, o all’instabilità nel Mozambico del Nord, alla crisi dei Paesi del Sahel o l’irrisolta stabilizzazione della RDC.

La UE che ruolo può giocare ?

Può e deve posizionarsi come partner privilegiato. Non solo perché una maggior presenza e sforzo di cooperazione è di reciproco interesse economico, politico e sociale (si pensi al tema migratorio) ma perché c’è un tema di legame culturale che va coltivato. La Cina fa storia a sé, Russia e Turchia si inseriscono in Stati più fragili e sono quindi forze non certo unificanti. L’Accordo è un’occasione per ristabilire un rapporto.

Intervista 2. Alberto Quintavalla, “Il commercio interno aiuta il nostro export”.

Aberto Quintavalla è regionale sale manager di Cft Group, un gruppo di Parma che si occupa di impiantistica e confezionamento di alimentari. La società è già presente in varie aree dell’Africa nei settori di prima trasformazione, seconda trasformazione e packaging secondario in vari imballaggi come scatole in banda stagnata, lattine, pet e imballaggi flessibili. Nonostante la crisi del Covid, il mercato africano è valso il 155 del fatturato 2020 ed è in via di apertura una nuova fabbrica in Burkina Faso.

Che benefici vi aspettate dal debutto dell’African Continental Free Trade Area?

L’accordo può essere il volano che farà aumentare le quantità di export e il commercio tra Stati interafricani. Per un business come la prima trasformazione, la possibilità di esportare una commodity come il pomodoro concentrato o la purea di mango tra i vari Stati del continente africano e senza avere dazi all’importazione può favorire lo sviluppo di nuove realtà industriali e valorizzare l’enorme potenziale agricolo dei Paesi africani. Non va dimenticato che ad oggi il continente africano dipende molto dall’importazione di prodotti semi-lavorati da Cina (pomodoro concentrato) e India (purea di frutta tropicale).

Viceversa, che limiti vedete nell’accordo?

A mio avviso, il segnale di maggiore preoccupazione è la mancata ratifica da parte della Nigeria che è l’economia più grande e strutturata del continente. Senza la sua adesione l’area di libero scambio potrebbe avere un raggio d’azione limitato. Tanto per intenderci è come se all’interno della UE venissero a mancare le maggiori economie manifatturiere come Italia e Germania.

E sul fronte dell’implementazione?

Un’altra problematica è l’eccessiva burocratizzazione dei singoli Stati, che può rallentare il processo d’integrazione e ricezione delle norme, senza le quali si vanificherebbero i benefici portati dalla liberalizzazione del commercio.

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