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Incontro tra i connazionali di Douala e la nuova ambasciatrice Samuela Isopi

Venerdi 22 Agosto alle ore 18 presso l’Hotel Akwa Palace la nuova Ambasciatrice avrà il piacere di incontrare la comunità italiana di douala con l’obiettivo di conoscere le problematiche inerenti le attività professionali nonché le questioni personali. Tutti i connazionali residenti e non sono invitati all’incontro.

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PUBBLICAZIONE del DOUALA E YAOUNDE ZOOM 2013 -2014

douala ZOOM

 

Le nuove guide delle attività socio-economiche delle città di Douala e Yaoundé sono acquistabili nelle librerie e nei   punti ristoro “Bonjour” delle stazioni “TOTAL”. Si può, altresì, contattare l’editore scrivendo a: cismzoom@yahoo.fr.  i

Le guide, categorizzano in base all’ordine alfabetico e alla tipologia merceologica, sono un ottimo strumento per avere le informazioni basilari sulle reali attività economiche presenti in Camerun. 

 

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EXPO 2015 – Milano – Nourrir la planète, energie pour la vie

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L’Expo Milano 2015 est une Exposition Universelle aux caractéristiques totalement inédites et novatrices. Elle va au-delà de la simple fonction de conteneur d’exposition grâce à un processus participatif qui vise à impliquer de manière active les nombreux acteurs du projet autour d’un Thème d’importance cruciale: Nourrir la Planète, Energie pour la Vie. Cet événement unique incarne un nouveau concept d’Exposition Universelle: thématique, durable, technologique et centré sur le visiteur.
184 journées, du 1er mai au 31 octobre 2015, plus de 130 participants, un site d’exposition s’étendant sur une surface d’un million de mètres carrés et plus de 20 millions de visiteurs attendus.
Un voyage à travers les saveurs
Les visiteurs, qui sont impliqués en première personne dans des parcours thématiques et des approfondissements sur le monde complexe de l’alimentation, ont l’opportunité d’effectuer un véritable voyage autour du monde à travers les saveurs et les traditions des peuples de la Terre.
L’Expo Milano 2015 sera la première Exposition à passer à la postérité pour sa contribution architecturale mais aussi, et surtout, pour son apport au débat et à l’éducation en matière d’alimentation, de nourriture et de ressources au niveau planétaire.

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Camerun. Introduzione dell’obbligo di vaccinazione contro la poliomielite

Da giugno a dicembre 2014, il Governo camerunese ha introdotto l’obbligo di vaccinazione contro la poliomielite sia per la popolazione e gli espatriati residenti sia per i  viaggiatori, che prevedono di fermarsi per almeno quattro settimane. La vaccinazione puo’ essere effettuata presso i Centri di Vaccinazione Internazionale presenti nei capoluoghi di regione o nelle strutture appositamente istituite presso gli Aeroporti internazionali di Yaounde’ e Douala.

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DA CONFINDUSTRIA ASSAFRICA & MEDITERRANEO – CAMERUN COUNTRY PRESENTATION

ROMA, 26 giugno 2014 – “Una tappa del percorso verso il futuro per partnership win-win tra imprese italiane e camerunensi, a pochi giorni dall’inizio del Semestre di Presidenza italiana dell’UE, che è il modello di riferimento dell’Unione Africana. Un appuntamento significativo perché è con la Convenzione di Yaoundé (capitale del Camerun) che il settore privato è stato introdotto nella policy dell’Unione Europea nei rapporti con i Paesi ACP”. E’ così che Pier Luigi d’Agata, Direttore Generale di Confindustria Assafrica & Mediterra-neo, ha aperto la Country Presentation Camerun, svoltasi il 26 giugno a Roma e organizzata da Confindustria Assafrica & Mediterraneo in collaborazione con l’Ambasciata del Camerun in Italia.
“Siamo un paese multiculturale e multilingue: inglese e francese sono entrambi lingue ufficiali e questo è un rilevante vantaggio competitivo” ha evidenziato Dominique Awono Essama, Ambasciatore del Camerun in Italia, sottolineando a più riprese come l’Italia è e resta partner importante del Paese. L’Italia è infatti il settimo Paese fornitore del Camerun e la sedicesima destinazione dell’export camerunense.
“Il Ministero degli Affari Esteri segue con grande attenzione tutta l’area dell’Africa sub-sahariana e riconosce le opportunità che questa parte del continente offre alle imprese italiane” ha ricordato Federico Bernardi della Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Esteri. “E’ un focus che è destinato a confermarsi e rinforzarsi nei prossimi anni. La Farnesina continua il suo sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane” ha concluso Bernardi, informando che il Camerun sarà presente ad Expo 2015 nel cluster dedicato al cacao, di cui il Paese è quarto produttore mondiale.
“Migliorare le infrastrutture energetiche e i trasporti sono tra le priorità della Strategia di Crescita e Occupazione del Paese. Ma spazi per fare impresa ce ne sono in numerosi altri settori, dall’agrotrasformazione, all’ICT” ha sottolineato Dieudonné Bondoma Yokono, Direttore Generale Economia e Programmazione degli Investimenti pubblici presso il Ministero dell’Economia del Camerun, che ha anche presentato gli incentivi fiscali e doganali di cui possono avvalersi le imprese estere che effettuano investimenti produttivi in Camerun. Perché fare impresa in Camerun si può. A testimoniarlo due aziende associate a Confindustria Assafrica & Mediterraneo, Maire Tecnimont e Imprese Sociali Ferrero, entrambe “esempio di come le imprese italiane mettano al primo posto la valorizzazione delle risorse locali e non lo sfruttamento”, ha sottolineato Pier Luigi d’Agata al termine dei lavori, le cui conclusioni sono state affidate a Franco Cesarini, Vice Presidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, che ha ribadito la volontà dell’Associazione di stabilire un legame stabile con le Istituzioni e le Organizzazioni imprenditoriali del Paese. Nel pomeriggio si sono svolti i B2B tra i membri della delegazione del Camerun e le aziende italiane presenti.

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La nuova Ambasciatrice d’Italia

Le nouvel ambassadeur d’Italie au Cameroun est en poste

Samuela Isopi a présenté les copies figurées de ses lettres de créances au ministre des Relations extérieures lundi. Elle remplace à ce poste Stefano Pontesilli
Samuela Isopi, le nouvel ambassadeur d’Italie au Cameroun, a présenté les copies figurées de ses lettres de créance le lundi 14 juillet 2014 à Yaoundé, au ministre des Relations extérieures, Pierre Moukoko Mbonjo. La représentation diplomatique d’Italie a ainsi officialisé la venue de son nouveau patron après le départ de Stefano Pontesilli en juin dernier, après quatre années passées au Cameroun.

 

© rivieraoggi.it

Mme Isopi est née en 1972. Après l’obtention d’un diplôme de Science politique à l’université de Bologne en mars 1996, elle débutera sa carrière en 1997 à la direction générale des Affaires culturelles du ministère italien des Affaires étrangères. Elle sera successivement affectée à Sarajevo (Bosnie Herzégovine), à Hanoi (Vietnam) en tant que premier secrétaire adjoint au chef de mission, à l’ambassade d’Italie à Kaboul en tant que chef de mission. Avant sa nomination au Cameroun, la diplomate officiait en Russie en tant que premier conseiller à l’ambassade d’Italie où elle aura passé deux ans.

Il nuovo ambasciatore italiano in Camerun Sua Eccellenza Samuela Isopi è arrivata sabato scorso nella città di Yaoundé. Nata a San Benedetto del Tronto, il 19 aprile 1972, dal 14 luglio 2014 è Ambasciatrice d’Italia in Camerun, accreditata anche in Repubblica Centro Africana, Ciad e Guinea Equatoriale.

Laureata in Scienze Politiche, indirizzo politico-internazionale, all’Università di Bologna con una tesi in diritto internazionale nel 1996. Dopo una breve esperienza nel settore privato, entra in carriera diplomatica il 29 dicembre 1997, prestando servizio come Vice Capo Segreteria presso la Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale.

La sua prima missione all’estero, dal 2000 al 2003, è presso l’Ambasciata d’Italia a Sarajevo, dove ricopre l’incarico di Primo Segretario e Funzionario Vicario dell’Ambasciatore, occupandosi di politica interna e di rapporti bilaterali tra l’Italia e la Bosnia Erzegovina.

Nel 2003 si trasferisce ad Hanoi, dove, come Vice Capo Missione, segue gli sviluppi della politica interna ed estera del Vietnam in una fase di particolare dinamismo per il Paese, coordinando contestualmente le attività della sezione consolare e culturale dell’Ambasciata.

Rientra al Ministero degli Affari Esteri nel 2007, continuando, in un primo tempo, ad occuparsi di Sudest Asiatico, con particolare riferimento al Vietnam, Indonesia, Myanmar e Paesi del Pacifico, per passare successivamente all’Ufficio dell’Inviato Speciale per l’Afghanistan.

Dal 2009 al 2012 è Consigliere Politico e Vice Capo Missione all’Ambasciata d’Italia a Kabul, dove è incaricata del coordinamento del settore politico e della cooperazione allo sviluppo. Nel 2012 si trasferisce a Mosca, dove svolge funzioni di Primo Consigliere.

Sposata, parla l’inglese e il francese. Conosce anche il russo e lo spagnolo. Tra i suoi interessi, i viaggi, la letteratura e la scrittura, il cinema e gli animali.

Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica dal 2007

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Grafica Veneta – Elenchi telefonici per l’Africa

Grafica Veneta alla conquista dell’Africa «Stamperemo tutti gli elenchi telefonici»

Elenchi telefonici per tutta l’Africa. La padovana Grafica veneta si aggiudica il monopolio per la produzione delle phone directory. Di «mega operazione» parla il titolare e fondatore Fabio Franceschi(foto), che prevede la stampa di tutti gli annuari degli abbonati dell’intera Africa. Hanno già aderito Burkina Faso, Senegal, Ciad, Malawi, Camerun, Togo affidando alla tipografia veneta la divulgazione di tutti i numeri, nomi e indirizzi con linea telefonica oltre che i recapiti di utilità comune. I formati sono sia il tascabile che la versione A4 standard, colorati con i toni nazionali di appartenenza, più una collezione limitata anche nella versione Vip in confezione cartonata, riservata a personalità selezionate. Con 150 milioni di fatturato, 28% di margine operativo lordo e 300 addetti, Grafica Veneta continua dunque la sua espansione nel mercato africano. L’export oggi vale il 75% del fatturato grazie anche alle performance della divisione H24 in grado di stampare last minute un best seller e recapitarlo ovunque.  (e.v.)

LA NUOVA VENEZIA – 4 LUGLIO 2014

 

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‘L’Africa non esiste’, racconto di cinque viaggi di Gianni Biondillo – Il Fatto Quotidiano

‘L’Africa non esiste’, racconto di cinque viaggi di Gianni Biondillo – Il Fatto Quotidiano.

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Boko Haram – Reportage di Pietro Del Re – La Repubblica

La Repubblica Informazione che informa
27.05.2014 Nigeria: la popolazione si organizza per difendersi da Boko Haram
Reportage di Pietro Del ReTestata: La Repubblica
Data: 27 maggio 2014
Pagina: 36
Autore: Pietro Del Re
Titolo: «Nel regno di Boko Haram»
Riprendiamo da REPUBBLICA di oggi, 27/05/2014, a pagg. 36-37, l’articolo di Pietro Del Re dal titolo “Nel regno di Boko Haram”.     Nigeria, Boko Haram: “Ragazze libere in cambio dei prigionieri”. Il governo dice no
Pietro Del Re    Le studentesse rapite da Boko Haram

Sono arbusti tondeggianti, con poche foglie grigiastre ma irti di spine lunghe e affilate come coltelli. «Qui non ti avventuri neanche con un carro armato: bastano questi cespugli a proteggere gli uomini di Boko Haram», dice Mohammed, camionista di 28 anni, indicando la fitta boscaglia che ricopre ogni cosa, dai bassi crinali che si stagliano in lontananza alle gole e ai crepacci tagliati nel granito. L’inaccessibile foresta di Sambisa, migliaia di chilometri quadrati tappezzati di questa macchia taglientissima, un tempo riserva di caccia dei coloni inglesi, è diventata l’inespugnabile covo della setta islamica che la notte del 14 aprile scorso ha sequestrato nel villaggio di Chibok oltre duecento liceali, facendo scoprire al mondo le atrocità della guerra in corso in questa remota e poverissima regione del nord-est della Nigeria. «Le tengono nascoste là dentro, e soltanto noi possiamo salvarle perché siamo i soli a conoscere le insidie di Sambisa», aggiunge Mohammed, con un passamontagna calato sul viso nonostante il vento incandescente.

Lo incontriamo a Chibok, dove è venuto a reclutare uomini per una piccola milizia di autodifesa, composta di commercianti, allevatori e disoccupati esasperati dalla folle violenza di Boko Haram e dall’incapacità d’intervento dell’esercito nazionale. Alla periferia di questo malconcio agglomerato, in cui le case sono per lo più costruite con muri di fango e ricoperte da pezzi di lamiera, Mohammed ci porta a visitare ciò che resta del collegio delle liceali rapite cinque settimane fa. Con il tetto scoperchiato dalle bombe, i vetri infranti e i registri dati alle fiamme, più che dalla furia degli islamisti l’edificio sembra essere stato danneggiato da un terremoto.
In realtà, nessuno sa dove siano le liceali, né se le tengano ancora tutte assieme o divise in piccoli gruppi per nasconderle più facilmente. Secondo alcuni, Boko Haram le avrebbe portate oltre confine, in Camerun o nel deserto del Niger. Altri credono invece che le soldatesche islamiche se le siano già spartite come bottino di guerra, per sposarle o, più verosimilmente, per farne schiave sessuali. Come dice un generale del Pentagono, cercarle in questa regione equivale «a trovare un ago in un pagliaio». Ma quale miglior nascondiglio di una selva così ostile come quella di Sambisa, che comincia a infoltirsi fino a diventare impenetrabile soltanto a pochi chilometri da Chibok e che confina con le brulle montagne del nord del Camerun? È un’ipotesi che suggerisce un governatore locale, e che ha convinto alcuni consiglieri militari statunitensi inviati dal presidente Barack Obama a dar manforte allo sgangherato e brutale esercito nigeriano. Dice ancora Mohammed. «Se i sudditi della corona britannica andavano a Sambisa per sparare alla iena e al leopardo, noi daremo la caccia alle belve di quella setta maledetta».
Per il terrore di nuove rappresaglie, a Chibok nessuno parla con gli stranieri. Ma nonostante i ripetuti attacchi dei jihadisti, c’è ancora chi resiste, chi non è scappato verso Maiduguri, capoluogo dello stato di Borno. Non è così in molti altri villaggi, ormai interamente abbandonati, che incrociamo lungo le strade del feudo di Boko Haram, simili a piste sabbiose, un tempo trafficatissime ma oggi spaventosamente vuote. Ogni cittadina assaltata dalla setta islamista è come una piccola Dresda, dove la sofferenza si misura con lo sconcertante grado di distruzione delle case, dei mercati, delle scuole, delle chiese o delle moschee. In un villaggio contiamo decine di macchine bruciate, in un altro, di cui non riusciamo a trovare neanche il nome sulle mappe, le fiamme appiccate dai guerriglieri non hanno risparmiato una sola abitazione. «Attaccano sempre alla stessa maniera: incendiano le case, che sono spesso capanne e che quindi ardono come fiammiferi, e sparano all’impazzata contro la popolazione. Poi, razziano tutto ciò che possono». Solo la settimana scorsa, nello stato di Borno, hanno aggredito una mezza dozzina di villaggi, tra cui Shawa, Alagarno, Chukku, ogni volta uccidendo non meno di trenta persone, tutti civili. Ieri, l’ultima incursione: a Kamuyya, dove i terroristi hanno sparato sulla folla, falciando quaranta vite. A questi morti vanne aggiunte le centocinquanta vittime — quasi tutte donne — delle autobombe esplose martedì scorso al mercato di Jos, città al centro del Paese, alla cerniera tra la Nigeria musulmana e quella cristiana.
Boko Haram è nata nei quartieri soffocati dalla miseria e dalla disoccupazione di Maiduguri, città di più di un milione di abitanti. In quelle zone, dove la polizia non mette piede da anni, la setta può ancora contare su molti appoggi. Tuttavia, nel resto di Maiduguri i blindati dell’esercito pattugliano giorno e notte. Al contrario, i villaggi sperduti in queste desertiche praterie sono totalmente indifesi, e la nascita di squadre di vigilantes simili a quella di Mohammed ha reso i jihadisti ancora più crudeli. «Lo scorso anno, il presidente nigeriano Goodluck Jonathan ha decretato lo stato d’assedio nei tre stati (Yobe, Adamawa e Borno, ndr ) dove imperversa Boko Haram, inviando dal sud i suoi soldati più efferati, quelli che avevano combattuto e sedato la rivolta nel delta del Niger. Con quali risultati? Nessuno, salvo che adesso siamo vittime sia della spietatezza degli islamisti sia di quella dell’esercito», dice un anziano dallo sguardo affilato che incontriamo a Mubi. Il suo racconto dell’ultima incursione delle forze di sicurezza è un pugno nello stomaco. «I soldati hanno raggruppato una ventina di ragazzi, quasi tutti adolescenti, e li hanno poi fatti sdraiare a terra. Pochi minuti dopo ho sentito i colpi della mitragliatrice. Col pretesto che simpatizzavano con Boko Haram, li hanno ammazzati tutti. Tra di loro, c’era anche mio il mio nipotino. Ma perché lo hanno fatto? Perché? ».
La conseguenza delle feroci rappresaglie dell’esercito è che la popolazione ha smesso di denunciare gli uomini di Boko Haram, e che parte di essa si è arruolata tra le fila della setta. I militari hanno allora creato milizie locali, chiamate “civilian joint task force”, il cui solo scopo è di incoraggiare la delazione. Ma temuti quanto esecrati, i militari nigeriani non sono più soli, perché da una decina di giorni sono accorsi nella capitale Abuja squadre di 007 da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Cina e Israele. Riportare a casa le studentesse è diventata una battaglia globale. Tuttavia, il giorno in cui il nascondiglio delle studentesse dovesse essere individuato c’è il rischio che i generali nigeriani decidano unilateralmente di lanciare un’operazione avventata che non potrà risolversi altrimenti che in un bagno di sangue: com’è già accaduto in passato per altri ostaggi anche le liceali di Chibok verrebbero immediatamente freddate dai loro carcerieri.
Nonostante l’indubbia “cristianofobia” della setta islamista, questa non è una guerra religiosa tra cristiani e musulmani, perché nella maggioranza dei casi i carnefici sono gli estremisti salafiti e le vittime quei musulmani più moderati che a loro avviso non applicano la sharia con sufficiente rigore. In un Paese dove la crescita è da anni superiore al 7 per cento, che è diventato la prima economia del Continente nero superando un paio di mesi fa il Sudafrica, ma dove oltre la metà dei suoi 160 milioni di abitanti vive in povertà assoluta, i cristiani sembrano un bersaglio collaterale.
Come spiega l’ex capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Martin Luther Agwai, la piaga Boko Haram non si risolve con le armi: «Il problema è politico, sociale ed economico. Se negli stati del sud del Paese il 90 per cento delle donne è alfabetizzato, in quelli del Nord la cifra scende al 5 per cento. E nelle università nigeriane solo il 10 per cento degli studenti proviene dai 12 stati settentrionali, dove la setta islamica recluta i suoi guerriglieri tra le legioni di giovani disoccupati ». Fatto sta che secondo Human rights watch dall’inizio dell’anno il bilancio degli attentati compiuti da coloro che il Nobel Wole Soyinka ha soprannominato i “macellai della Nigeria” supera i mille morti. «Non ne possiamo più di questi islamisti indiavolati, per questo abbiamo deciso di unirci», sbotta il camionista Mohammed. «Il nostro gruppo conta già 500 uomini e siamo determinati a liberare la nostra terra». Già, ma con quali probabilità di farcela ?Per inviare la propria opinione a Repubblica, cliccare sulla e-mail sottostante

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EXPO MILANO 2015 WORKSHOP INTERNAZIONALE DSCHANG

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Percorso Antropologia

Il 29 maggio 2014, presso il Musée des Civilizations di Dschang in Camerun, si terrà il Workshop Internazionale Feeding cultural practices in rural and urban environments: the case of Cameroon / Pratiques culturelles de l’alimentation dans l’environnement rural et urbain: le cas du Cameroun.
Il seminario prende in esame il caso camerunese per indagare le relazioni fra spazi rurali e urbani, guardando alla produzione e al consumo, alle dinamiche della mobilità sociale e territoriale, all’accesso alla terra e al cibo, ai mutamenti culturali che rimodellano le pratiche alimentari locali.

Coordinatore: Ivan Bargna
Relatori: Basile Ndjio (Università di Douala), Flaubert NouayeTaboue (Musée des Civilizations di Dschang), Monica Dal Pos (Università Ca’ Foscari, Venezia), Bruno Bekolo Engoudou (Université de Douala), Dorothy Engwali (Université de Dschang), Céleste Zambou Dongmo (Université de Yaounde).

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